Sempre più donne ricorrono a trattamenti per la fertilità (fecondazione assistita) per diventare madri. Studi recenti hanno dimostrato che, sebbene molto efficienti, queste terapie aumentano significativamente il rischio di lesioni alla nascita per il bambino, paralisi cerebrale inclusa. Questo anche perché i trattamenti per la fertilità, come la stimolazione ovarica e la fecondazione assistita, aumentano la probabilità di gravidanze multiple, condizione associata a un maggiore rischio di danni da parto. Studi recenti, inoltre, hanno osservato come le donne che si sottopongono a trattamenti per la fertilità abbiano un rischio maggiore (più del doppio) di subire un ictus fino a un anno dopo il parto rispetto alle donne che hanno concepito naturalmente.
La preeclampsia è una condizione materna diagnosticata nell’8% di tutte le gravidanze caratterizzata da ipertensione, presenza di proteine nelle urine, gonfiore ed eccessivo aumento di peso materno. Età materna avanzata, obesità, primiparità etc possono aumentare le probabilità di preeclampsia. Se trascurata e non correttamente diagnosticata e trattata, questa condizione può evolvere in eclampsia, con gravi conseguenze sulla madre e sul bambino, morte inclusa.
La placenta è un organo di fondamentale importanza per lo sviluppo del feto; permette infatti il passaggio di ossigeno e sostanze nutritive dalla madre al bambino. In caso di placenta previa, però, il malposizionamento di questo organo può determinare la copertura del canale del parto, rendendo complicata e rischiosa la nascita del bambino. Se gestita in modo improprio, tale condizione può causare gravi lesioni alla nascita.
La placenta è un organo essenziale per lo sviluppo e la crescita del feto; una eventuale insufficienza placentare, condizione nella quale il flusso di sangue, ossigeno e nutrienti dalla madre al feto è fortemente ridotto, può avere gravi conseguenze. Fattori di rischio per questa condizione sono una serie di patologie materne (come ipertensione, diabete, anemia e altro) e solo una diagnosi prenatale attenta (con l’ausilio di ecografie e analisi del sangue) può ridurre al minimo le conseguenze. Se la diagnosi avviene nelle ultime fasi della gravidanza è possibile eseguire un parto d’emergenza (previa somministrazione di steroidi per accelerare lo sviluppo fetale); se diagnosticata nelle prime settimane di gestazione, è necessario monitorare eventuali segni di preeclampsia e prescrivere riposo assoluto.
Nel caso in cui la placenta si stacchi dalla parete uterina prima del parto, si parla di “distacco della placenta”. Questa rara complicazione, più frequente in caso di età materna avanzata, gravidanze gemellari e ipertensione, può manifestarsi con emorragie vaginali più o meno intense e determinare restrizione della crescita fetale intrauterina. Nei casi più gravi può essere necessario intervenire con un parto cesareo d’urgenza.
Una donna su dieci soffre di diabete in gravidanza, o perché già diabetica o perché più predisposta per età o altre condizioni, come l’obesità. Il diabete gestazionale determina un innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue che può causare preeclampsia, nascita prematura, ipoglicemia neonatale e macrosomia fetale. La diagnosi e la gestione precoce del diabete gestazionale permettono di prevenire tutto ciò.
La paralisi cerebrale infantile può causare problemi di udito, di linguaggio e di vista, a seconda dell’area del cervello interessata dalla lesione. Questi disturbi, se diagnosticati e trattati precocemente, possono essere gestiti fornendo terapie e strumenti di ausilio. In caso di deficit uditivo è essenziale intervenire nei primi 3 anni di vita per non compromettere l’apprendimento e lo sviluppo del linguaggio del bambino. Nel caso di deficit visivo, è importante monitorare attentamente le capacità visive del bambino per intervenire il più precocemente possibile.
I bambini con paralisi cerebrale infantile spesso crescono più lentamente rispetto ai loro coetanei; questo avviene perché hanno disabilità motorie che rendono complesso il mangiare, il bere e il deglutire. Inoltre, svolgono meno attività fisica. Alcuni bambini, poi, manifestano spesso altri sintomi (come reflusso, stitichezza, patologie polmonari croniche etc) che ostacolano una corretta alimentazione. Strumenti o terapie, anche farmacologiche, possono essere utilizzate per alleviare i sintomi e permettere una corretta alimentazione.
Con il termine “paralisi cerebrale infantile” si indica un gruppo di disabilità causate dall’incapacità del cervello di controllare e gestire il movimento di alcune parti del corpo. Tale patologia è causata da una lesione cerebrale subita dal feto o dal bambino dopo la nascita. Tutti i bambini con paralisi cerebrale sono accomunati dalla manifestazione di qualche difficoltà motoria. Questa patologia non è una malattia genetica, non è progressiva, né mortale.
Dopo la nascita, ottenere una diagnosi precoce di paralisi cerebrale infantile è fondamentale per permettere di massimizzare le capacità motori del bambino colpito da questa disabilità. Una serie di test valutativi permette di elaborare una diagnosi di paralisi cerebrale infantile sia nei neonati che nei bambini più grandi. Più precoce è la diagnosi, maggiori sono gli interventi terapeutici che possono essere offerti al bambino e i supporti che possono essere offerti ai genitori. L’osservazione di eventuali contratture, la valutazione della motricità fine, così come della motricità generale, permettono di fornire una corretta diagnosi, così come di indicare gli interventi terapeutici più opportuni. In alcuni casi, possono essere eseguiti anche test genetici per evidenziare eventuali mutazioni correlate alla paralisi cerebrale infantile.