Cordone ombelicale corto e danni cerebrali al neonato

Il cordone ombelicale può essere visualizzato con un esame ecografico già dall’ottava settimana

L'importanza del cordone ombelicale

Il corone ombelicale è l’ancora di salvezza del bambino. Esso trasporta sangue ricco di ossigeno e nutrienti dalla madre al bambino attraverso la placenta. Se il cordone ombelicale smette di funzionare correttamente, il bambino può essere privato di ossigeno e nutrienti. Ciò può causare danni cerebrali, come l’encefalopatia ipossico ischemica e la paralisi cerebrale infantile. Nel caso di una totale occlusione del cordone ombelicale, il bambino può subire gravi danni al cervello in un brevissimo periodo di tempo se non viene fatto prontamente nascere. Un veloce parto cesareo è quasi sempre necessario in queste situazioni per evitare che nel bambino si verifichi una mancanza di ossigeno al cervello con conseguenti lesioni.
I nostri avvocati si occupano di aiutare bambini che hanno subito lesioni alla nascita con conseguenti danni dovuti a problemi relativi al cordone ombelicale, ad una mancanza di ossigeno durante il parto e EII.
Le lesioni alla nascita sono un problema molto grave se associate ad anomalie del cordone ombelicale. Il cordone ombelicale può avvolgersi intorno al collo di un bambino (giri di cordone attorno al collo), talvolta fino a formare un vero e proprio nodo, o addirittura può presentarsi davanti al bambino nel momento del parto, situazione che prende il nome di prolasso del cordone ombelicale. Un altro tipo di problema del cordone ombelicale che può essere comunque molto pericoloso è il cordone corto.

Cordone ombelicale corto

Un cordone ombelicale può arrivare ad essere lungo circa 300 centimetri, con un diametro superiore ai 3 centimetri. In media un cordone ombelicale è lungo 55 centimetri con un diametro di 1 / 2 centimetri. Un cordone viene considerato corto quando la sua lunghezza non raggiunge i 35 centimetri, anche se alcune ricerche mediche lo considerano corto già quando non raggiunge 40 / 45 centimetri. La lunghezza del cordone ombelicale deve essere tale da poter connettere la placenta a cui è attaccato il piccolo all’uscita vaginale della mamma se il bambino dovrà nascere con parto vaginale. Così, un cordone corto può causare complicazioni alla nascita e lesioni nel piccolo dovute al parto. Quando un bambino si muove nel grembo materno, la tensione esercitata sul cordone ne favorisce la crescita. Tanto minore movimento c’è nel grembo materno, tanto inferiore sarà la crescita del cordone. Pertanto, un cordone ombelicale corto potrebbero essere indicatore anche di un problema di crescita del piccolo. Inoltre un cordone breve può nel contempo limitare il movimento del bambino.

Complicanze associate al cordone ombelicale corto

– Frequenza cardiaca fetale non rassicurante associato alla compressione del cordone.
– Disturbo nei movimenti del feto come ad esempio inattività fetale.
– Distacco della placenta.
– Oligoidramnios.
– Rottura del cordone ombelicale.
– Disabilità neurologica.
– Complicazioni durante il parto e utilizzo di strumenti per facilitare il parto vaginale (come il forcipe e la ventosa ostetrica).
– Ritardo nella crescita intrauterina (IUGR)

Fattori di rischio di cordone ombelicale corto

La lunghezza del cordone ombelicale è, in parte, determinata da fattori ereditari. Nella lista che segue sono presenti altre situazioni che possono essere associate allo sviluppo nel feto di un cordone ombelicale corto.
– Gestante in sovrappeso o sottopeso;
– Prima gravidanza;
– Feto femmina;
– Feto troppo piccolo rispetto all’effettiva età gestazionale;
– Interruzione dei movimenti fetali durante la prima metà della gravidanza / costrizione intrauterina / condizioni che limitano i movimenti del bambino nel grembo materno;
– abuso di fumo o di bevande alcoliche;
– Preeclampsia.

Segni, sintomi e trattamenti in caso di cordone ombelicale corto

Il cordone ombelicale può essere visualizzato con un esame ecografico già dall’ottava settimana. L’Istituto americano degli Ultrasuoni nella Medicina raccomanda un esame ecografico durante il secondo ed il terzo trimestre per determinare il numero di vasi sanguigni presenti nel cordone ombelicale, anche se, in questo momento, molti esperti preferiscono un esame più dettagliato del cordone. Un esame più dettagliato comprende la valutazione della gelatina di Wharton (un tessuto mucoso che protegge i vasi ombelicali), l’indagine dei siti d’inserzione fetale e placentare (inclusa l’ubicazione del cordone sulla placenta) e la determinazione del modello elicoidale (torsione del cordone ombelicale). Esiste una relazione tra il numero di torsioni e il rapporto tra la lunghezza e lo spessore del cordone. Le torsioni iniziano ad essere evidenti durante i primi giorni della 8° settimana.

Infatti, tutti i ricercatori sono concordi nell’affermare che gli esami ecografici del cordone ombelicale possono migliorare la gestione del bambino e della gravidanza. Gli esami con ultrasuoni che permettono di vedere il cordone ombelicale vengono eseguiti durante il secondo trimestre. La lunghezza del cordone o la presenza di altre anomalie nel cordone ombelicale stesso sono situazioni che vanno controllate con monitoraggi molto attenti sia della madre che del bambino.

Se il cordone ombelicale corto sta compromettendo la crescita del bambino, la sofferenza fetale verrà visualizzata sul monitor della frequenza cardiaca fetale con tracciati cardiaci anomali o non rassicuranti. Questa situazione può essere individuata durante lo svolgimento dei test prenatali, come ad esempio il test non-stress ed il profilo biofisico. Spesso si accompagnano alla presenza di un breve cordone situazioni quali IUGR e diminuzione del movimento fetale. Un attento monitoraggio è indispensabile, e, a seconda della gravità della condizione, può essere necessario ricoverare la madre per un continuo e attento monitoraggio della diade.

Il distacco della placenta è la più grande complicazione se il cordone ombelicale è corto perché qualsiasi movimento del bambino può tirare via il punto di inserimento del cordone stesso sulla placenta, causando un allontanamento della placenta, e provocando gravi dissanguamenti ed emorragia. Si sono visti molti casi in cui la madre ha un distacco di placenta – con segni molto evidenti – e l’equipe medica non riesce a capirli, con conseguente ritardo nel far nascere il bambino. Quando sono presenti segni di distacco della placenta, l’equipe medica deve sistemare la madre in una posizione tale affinché il bambino possa essere fatto nascere immediatamente con un parto cesareo, specialmente se è stata già acquisita da parte dello staff l’informazione della presenza di un cordone ombelicale corto. Il distacco della placenta può degenerare molto rapidamente e, se il distacco avviene nella zona del cordone, il bambino deve essere fatto nascere subito per evitare che il piccolo rimanga senza ossigeno al cervello e subisca così gravi danni, come l’ HIE e la paralisi cerebrale.

Naturalmente, ogni reparto di ostetricia e ginecologia dovrebbe avere la capacità di eseguire tempestivamente il parto cesareo d'urgenza quando il bambino mostra segni di sofferenza. Quando un cordone è troppo breve, i vasi sanguigni in esso contenuti subiscono molta tensione durante il parto. Questa situazione si manifesta con un anomalo o non rassicurante tracciato cardiaco a fronte del quale il cesareo di urgenza deve essere eseguito al più presto. Il cordone ombelicale può anche rompersi, in questo caso il bambino rimarrà tagliato fuori da ogni nutrimento ed apporto di ossigeno.

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